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  4. L’Alfabeto del marketing: C come Consulente

Il consulente deve essere un acceleratore per attivare nuovi progetti o attività in meno tempo e con meno costi.

I consulenti spesso e volentieri sono visti con scetticismo dalle aziende, perché dispensatori di consigli teorici spesso slegati dalle attività concrete.

Per molti manager, se si ha successo, i consulenti non servono; se non si ha successo, i consulenti non possono essere pagati.

E quindi? Perché affidarsi ad un consulente? Come scegliere un consulente?

Questa figura, per essere davvero utile ad un’azienda, deve saper aiutare le organizzazioni ad effettuare una reale fotografia della propria realtà e, di conseguenza, tarare una corretta strategia di medio–lungo termine per rispondere alle opportunità legate al mercato.

Strategia che, quindi, sarà frutto di un’attenta analisi, perché l’improvvisazione oggi è troppo pericolosa e costosa.

Il consulente deve essere uno strumento realmente utile e deve essere costantemente aggiornato e capace di affiancare gli imprenditori nella difficile e delicata fase di cambiamento che il mercato richiede. E serve attenzione ma, allo stesso tempo, la necessaria determinazione per non permettere alle persone coinvolte nel progetto di subire la naturale resistenza al cambiamento. Ecco perché è molto importante che si crei un rapporto di fiducia e di complicità tra imprenditore e consulente.

Con un approccio sempre positivo, il consulente aiuta gli imprenditori a definire un valore distintivo da poter trasferire con chiarezza e coerenza sul mercato e che permetta di generare migliori risultati.

Se neppure i fondatori dell’azienda riescono a riconoscersi nell’identità proposta, occorre fare dei passi indietro.

Il consulente deve sempre applicare un metodo. Con il necessario rigore affinché sia efficace, ma allo stesso tempo con un approccio liquido, ossia adeguandolo ad ogni singola realtà. L’analisi iniziale serve per comprendere perfettamente il livello di “sapere” presente nell’azienda e le dinamiche legate al “saper fare e sapere far fare”, solo così si potrà capire il livello di complessità che l’organizzazione sarà in grado di sostenere. E l’unico scopo deve essere quello di rendere le aziende autonome nel loro percorso di cambiamento.

Infine il rispetto come valore fondamentale: il consulente deve sempre porre molta attenzione alle persone, e a tutte le risorse  economiche, energetiche, di tempo. Un’azione va fatta solo se realmente utile allo sviluppo del progetto, altrimenti si parla di spreco. E la strategia deve essere sempre sostenibile per l’azienda, dal punto di vista organizzativo, emotivo, economico e temporale. Proporre una strategia rivoluzionaria, molto innovativa, ma non applicabile se non attraverso “rivoluzioni” o grossi traumi, sarebbe un grave errore.

Ultimo punto, ma non per importanza, è sicuramente quello che riguarda il controllo rigoroso e costante. Ogni progetto deve essere costantemente monitorato nell’avanzamento insieme al cliente, per comprendere su cosa si è in ritardo, perché e, soprattutto, come poter recuperare.

Tutto questo serve ad abituare gli imprenditori a sfruttare al massimo i consulenti, i quali non devono essere solo degli esperti di concetti teorici, ma devono aiutare le aziende ad accelerare con sicurezza e concretezza durante una fase di sviluppo.

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Linda Recchia
Scritto da Linda Recchia

Sono una moglie, una mamma, una sportiva, una viaggiatrice ed una blogger. Amo circondarmi di persone creative e intraprendenti che possano arricchirmi e smussare il mio lato più preciso e razionale.

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